Tutti i problemi delle auto a guida autonoma

Dopo l’incidente in Arizona e la sospensione dei test drive di Uber, vediamo nel dettaglio l’evoluzione dei veicoli senza pilota

L’incidente stradale che qualche giorno fa, tramite un veicolo a guida autonoma di Uber in fase di test, ha causato la morte di una passante in Arizona, ha riportato prepotentemente sotto i riflettori il tema delle auto senza conducente, sulle quali molti big tecnologici stanno investendo da alcuni anni grandi risorse. Già nella primavera del 2016, in Florida, si era verificato un incidente mortale che coinvolgeva una automobile Tesla Model S con il sistema di guida semiautomatica ‘Autopilot’. La NHTSA, l'autorità Usa per la sicurezza stradale, aprì immediatamente un inchiesta per verificare il funzionamento del software, il quale non avrebbe riconosciuto un camion davanti al veicolo e non avrebbe dunque azionato i freni.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza spiegando le differenze tra i sistemi di guida assistita (come quello della Tesla) e le vere e proprie selfdriving cars, come quella che Uber stava testando in Arizona.

Tesla e l’autopilot

I sistemi di guida assistita non sono piloti automatici: sono dei software che permettono semplicemente ai conducenti di guidare meglio e con maggiore sicurezza. La NHTSA li classifica secondo 5 livelli di complessità. La maggior parte di essi si limitano a riconoscere la segnaletica orizzontale e gli ostacoli improvvisi. Altri, tramite sensori dedicati e il controllo di acceleratore, freni e sterzo, sono in grado di far mantenere o cambiare corsia all’auto in autonomia, di farla frenare, di farle variare la velocità e di farla entrare e uscire da un parcheggio (“summon”). Il sistema Autopilot di Tesla comprende tutte queste funzionalità ed è attualmente classificato al livello 2. Oltre a Tesla attualmente soltanto Mercedes-Benz offre sistemi di guida semiautonoma molto avanzati.

L’incidente che nel 2016 costò la vita a Joshua Brown fu il risultato di una combinazione di errori umani e tecnologici: l’errore umano fu quello di cedere il controllo del veicolo all’autopilot. Sembra addirittura che Brown stesse guardando un dvd mentre era a bordo dell’auto – una pratica ovviamente vietata – quando è la stessa Tesla a raccomandare di non lasciare mai il volante. Insomma, nonostante il suo nome, l’autopilot NON è un pilota automatico e non consente al conducente di disinteressarsi della guida. L’errore tecnologico fu invece nei sistemi di rilevazione automatica della Tesla: il rimorchio del camion uccise Brown aveva lo stesso colore del cielo e questo finì per ingannare il software di riconoscimento. Ma, come già detto, se Brown fosse stato al volante, probabilmente l’incidente non lo avrebbe ucciso.

I veicoli a guida autonoma

I sistemi di guida autonoma, invece, sono ancora in fase di studio e sperimentazione e prevedono veicoli totalmente autonomi, in grado di portarci a destinazione senza l'ausilio di un guidatore. Numerose case automobilistiche e provider di servizi come, appunto, Uber o Google, stanno sperimentando prototipi in tal senso. Anche in questo caso il funzionamento è basato su un sistema di sensori che permettono all’auto di capire dove si trova, in che direzione andare e soprattutto come comportarsi in mezzo al traffico, o a un semaforo. Molti prototipi sfruttano la tecnologia LIDAR (light detection and ranging), che usa i laser per mappare con cura l’ambiente circostante e gli oggetti in movimento e prevenire scontri. La luce laser inviata dai sensori riflette su persone e oggetti e torna indietro restituendo dati precisi sulla localizzazione degli elementi e su una previsione dei loro spostamenti. Il computer di bordo elabora quindi degli algoritmi di premonizione assistenziale per prevedere gli spostamenti altrui.

I test su strada delle auto a guida autonoma di Uber erano iniziati nel 2016: i prototipi in circolazione non potevano superare la velocità di 40 chilometri orari e avevano sempre a bordo almeno una persona per intervenire in caso di problemi. Adesso occorrerà appurare perché il tester a bordo della vettura che ha investito la donna in Arizona non è riuscito a intervenire in tempo; nel frattempo Uber ha sospeso tutti i test in corso delle proprie selfdriving cars.

Questa battuta d’arresto rappresenta solo una tappa del ‘percorso’ riguardante la sicurezza delle auto senza conducente: come si può immaginare il tema non investe solo il tema della sicurezza stradale ma anche quelli dell’intelligenza artificiale, dell’etica, della libertà e della responsabilità individuale. Il dibattito è in corso e siamo pronti a scommettere che ci vorrà ancora del tempo prima di giungere a una conclusione condivisa.

Per una guida sicura utilizza sempre l'auricolare! Ovviamente con la tua SIM Tiscali Mobile MyOpen