Genitori, figli e tanti videogiochi: ecco i miei cinque giorni di Expo Mediterraneo

Fifa, Fornite e nonni. Un matrimonio possibile

Nel corso degli ultimi 5 giorni ho avuto il piacere di far parte del gruppo che ha organizzato e “diretto” lo stand gaming della Fiera Expo Mediterraneo di Cagliari. Un evento un po' sfortunato a causa del maltempo, che ha convinto molti potenziali interessati a rimanere a casa a guardare la pioggia cadere, ma che ha portato alla mia attenzione diverse cose interessanti e simpatiche.

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Al contrario dell’evento che si terrà questo fine settimana, ovvero il Giocomix, quello della Fiera era un incontro molto “mass market”, se mi passate il termine. Non ci aspettavamo un raduno di pro gamer, per intenderci, ma un target molto più variegato composto per la maggior parte da giovanissimi e famiglie. E così è stato. Cinque giorni in cui si sono avvicendati giovani gamers (ma anche meno giovani, intendiamoci), impegnatissimi a mostrare le proprie skills o, semplicemente, per riempire il lasso di tempo tra uno stand e l’altro. E questo ha portato alla luce diverse cose.

No, nonno, devi sparare con il tasto sinistro del mouse!!

La prima è che, pad alla mano, siamo tutti uguali. Bambini e adulti, nonni e nipoti, padri e figli una volta messi di fronte allo schermo e impugnati gli “strumenti del potere”, si sono messi in gioco con l’unico scopo di divertirsi senza troppi fronzoli. Spesso con i più piccoli che spiegavano ai genitori cosa fare e come farlo, con l’aria spazientita di chi deve comunicare con qualcuno che proprio non riesce a capire. Un ruolo a parti invertite davvero molto divertente sotto molti aspetti. Inutile dire che i più giovani hanno avuto la meglio sugli “attempati”, ma è stato interessante notare come i genitori stanno imparando ad accettare il videogioco come nuovo strumento ludico per i propri figli. Da organizzare, certo, magari da limitare nelle giuste dosi ma d’altronde i bambini sono bambini: se lasciati soli di fronte a qualsiasi cosa non hanno ancora gli strumenti necessari per vederne i limiti d’utilizzo.

E questo porta alla seconda considerazione: i bambini sono molto più in gamba di quello che ci si aspetta. La scena era questa: due postazioni di Fortnite, due ragazzini sconosciuti tra loro (a occhio 10/12 anni) messi uno affianco all’altro a condividere l’arena di gioco. Alle loro spalle le madri, in chiacchiera, preoccupate per il troppo tempo passato davanti allo schermo dai ragazzi e sul (presunto) isolamento degli stessi a causa del gioco stesso. Il tutto senza accorgersi che i due, a tempo zero, si stavano già dando di gomito per le kill, collaborando contro gli avversari, scambiandosi i nick sul PSN e promettendo di “beccarsi online”. E se, banalmente, il problema fosse la mancanza di strutture capaci di favorire la socializzazione dei ragazzi anche sotto il “terribile” cappello del videogioco?

Ultimo appunto: Fortnite. Ora, la storia saltata fuori in questi ultimi giorni che vuole i programmatori del gioco alla stessa stregua di Walter White ad elaborare meccaniche capaci di “drogare” i nostri bambini è una sciocchezza abbastanza assurda. Sicuramente la volontà è quella di coinvolgere il più possibile, di legare il giocatore (non necessariamente il bambino, badate bene) il più possibile è un qualcosa che coinvolge qualsiasi sviluppatore del mondo. Loro ci sono riusciti meglio di altri, ma le accuse che sono state mosse a Epic in questo periodo non stanno proprio in piedi.

Di sicuro, e questo un po' duole dirlo, per alcuni genitori che si sono pazientemente seduti accanto ai loro bambini per curiosare nelle attività ludiche che abbiamo messo a disposizione, ce ne sono stati altri che li hanno lasciati lì, di fronte allo schermo, da soli. “Così possiamo vedere il salone dell’abbigliamento”. Moltiplicate questo per X ore giornaliere e il problema è servito. Lungi da me fare la paternale a chicchessia, intendiamoci. Del resto, non ho figli e poco capisco delle dinamiche genitoriali, ma in questi cinque giorni ho potuto osservare, cogliere le differenze e le sfumature tra i vari approcci, ed è stato davvero molto interessante.

E se le ludoteche virtuali dei bambini sembrano essere formate da soli due giochi: Fortnite e Fifa, parlando con i genitori (che chiedevano molte informazioni sulla fibra), ho solo sentito parlare di Netflix. Banda larga e streaming sono ormai due elementi imprescindibili per il divertimento domestico, con buona pace della cara, vecchia TV d’altri tempi. E ora, affrontiamo il prossimo step: i due giorni (23 e 24 Novembre) del Giocomix.